Arrivederci Roma, scusa se.

La città dei vivi | Nicola Lagioia       Roma | The Passenger        Ragazzi Chimici | Ensemble Edizioni

Questo articolo arriva in colpevolissimo ritardo.
La pubblicazione di Passenger dedicata a Roma è stata una delle prime letture dell’anno, “La città dei vivi” è stata una delle letture più belle del 2020 oltre a essere stata una delle ultime. Dopo averlo letto è stato difficilissimo prendere in mano altri libri, nessuna lettura fatta fino ad ora – probabilmente – riesce ad arrivare allo stesso livello di tensione e coinvolgimento. 

Era la fine del 2020, eravamo in diretta con Valentina Aversano, lontano ancora dalle proposte dello Strega, Debora – che notoriamente non fa parte degli amici della domenica – si è buttata candidando direttamente vincitore Nicola Lagioia con “La città dei vivi”. 

Non contenta, in un’altra diretta a inizio anno ha ribadito questa sua convinzione. 

Margherita a quel punto non si è potuta sottrarre e in un rarissimo caso è stata lei a seguire il consiglio di lettura (al posto di darne).

Poi in un giorno qualsiasi di inizio febbraio, Nicola Lagioia annuncia a tutti che non avrebbe partecipato allo Strega.

“Ringrazio chi reputa “La città dei vivi” un’opera in grado di ambire a un premio così prestigioso. Credo che l’idea di incoraggiare chi ha già vinto lo Strega a parteciparvi una seconda volta sia, oltre che sensata, giusta. Stefano Petrocchi e Giovanni Solimine stanno facendo un lavoro importante. Ha fatto bene per esempio a partecipare l’anno scorso Sandro Veronesi.

Allora perché non partecipo? Allo Strega non è sufficiente che qualcuno ti candidi. Devi accettare la candidatura, fare un passo avanti. Io non solo ho già vinto lo Strega, ma l’ho fatto con il mio libro precedente, “La ferocia”. Temo, vale a dire, che tornare a partecipare ora possa essere un gesto di arroganza, non solo verso gli altri, ma (poiché non ci si conosce mai fino in fondo) anche verso me stesso. Sono uno scrittore lento, pubblico un libro ogni cinque o sei anni, è un lavoro a cui dedico tutto me stesso, sono felice per ogni lettore in più che riesco a raggiungere. Però penso anche che fare ogni tanto un passo indietro potendone fare uno in avanti sia un buon insegnamento, un esercizio di misura e (a suo modo) una scommessa.”

sbrodeghezzi meets gli amici della domenica

Unisce il buon giornalismo all’ottima capacità narrativa e il risultato è pazzesco. 

Ok niente Strega, ci siamo messe il cuore in pace. E nell’attesa di parlare insieme dei libri che abbiamo letto e che casualmente sono stati segnalati (o di quelli che leggeremo perché magari scoperti proprio grazie alla selezione),  “La città dei vivi” è il libro di narrativa italiana più votato dagli oltre 600 giurati delle Classifiche di Qualità de L’Indiscreto.

Siamo arrivate a leggere questo libro perché incuriosite dal progetto complessivo, ma in sintesi il tema era principalmente legato a una grande domanda: come fa un libro a reggere quasi 500 pagine parlando di un fatto di cui fin dall’inizio conosciamo il colpevole e buona parte della dinamica? 

Se siete tra i pochi che ancora non hanno letto “La città dei vivi” o non ne hanno proprio nemmeno sentito parlare, il libro ruota attorno a un fatto di cronaca realmente accaduto. 

Roma. È  la notte tra venerdì 4 e sabato 5 marzo quando Luca Varani viene torturato e ucciso in un appartamento di via Igino Giordani, in zona Collatina, nel corso di un festino a base di sesso, alcol e droga. L’allarme scatta quando il proprietario di casa, Manuel Foffo, racconta tutto al padre che chiama il 112.
Nell’abitazione della Collatina i carabinieri trovano il corpo senza vita del 23enne. Intanto viene rintracciato anche Marco Prato, accusato insieme a Foffo del delitto, che nel frattempo si era rifugiato in un hotel, tentando il suicidio.

Dalle indagini tecniche del perito nominato dal gip, emerge che Varani è stato stordito e ucciso con almeno 100 tra colpi di martello e coltellate. Foffo e Prato, come risulta dalle indagini, cercano di ripulire l’abitazione gettando gli abiti della vittima e il suo cellulare in un cassonetto, ma vengono arrestati poco dopo il delitto. “Volevamo uccidere qualcuno, volevamo vedere l’effetto che fa‘” dirà Foffo ai carabinieri.

Nicola Lagioia segue questa vicenda fin dall’inizio, intervistando i protagonisti, raccogliendo documenti e testimonianze, incontrando i genitori di Luca Varani e imbastendo uno scambio epistolare con uno dei due colpevoli. Possiamo dire che analizza e ricostruisce il caso a 360°, realizzando un libro/inchiesta davvero sorprendente: per lucidità, stile, capacità di costruire  e portare avanti più livelli di riflessione, alta tensione che rimane costante fino alla fine.

Abbiamo due grandissimi temi, che escono dal caso di cronaca e ci portano a riflettere su varie dimensioni

Il punto di rottura da cui tutto può succedere.

Il grande alleato che porta al punto di rottura e fa succedere tutto è dato dal mix alcol e droga, che si protrae per giorni.
Qualche settimana fa, quasi per caso, ci è stato proposto di leggere un paio di libri pubblicati dalla casa editrice Ensemble. Ci ha colpito subito Ragazzi chimici, concentrato sul chemsex, cioè l’uso di droghe per migliorare le prestazioni sessuali, pratica sempre più diffusa, soprattutto nell’ambito omosessuale.

Il libro è una raccolta di racconti a firma di Andrea Mauri e Angela Infante, nati da una serie di interviste realizzate da loro. Proprio l’essere una raccolta di testimonianze narrate e derivanti da esperienze, modalità d’approccio ed eventuali soluzioni diverse, rende il libro un perfetto spaccato di ciò che il chemsex è oggi, in Italia. La molteplicità dei suoi componenti e delle voci narranti nel libro si riflettono nella copertina, realizzata come fosse un collage.

I ragazzi chimici prendono cocaina basata, mephedrone, crystal; si fanno di ecstasy, di ketamina, di popper, di viagra. Per fare sesso. Lo fanno per gioco? Per incoscienza? Per solitudine? Le nuove droghe che aiutano i ragazzi chimici ad andare avanti anche senza l’amore, e forse a dimenticare l’emarginazione della minoranza sessuale a cui appartengono. 

Il libro è molto interessante e abbiamo davvero apprezzato il collegamento involontario con La città dei vivi” perché grazie a “Ragazzi chimici” abbiamo potuto approfondire di più e in modo scientifico casi concreti, storie, dinamiche e punti di contatto di varie esperienze.
“Ragazzi chimici” non è un romanzo, ma uno studio. Attraverso questo libro, infatti, la counselor Angela Infante e lo scrittore Andrea Mauri raccontano l’esperienza di dipendenza dal chemsex di dieci ragazzi chimici italiani.

Nella diretta di presentazione del libro emergono in modo molto chiaro tutto il lavoro, lo studio e la competenza dietro la realizzazione di “Ragazzi chimici” e viene ben spiegato il fenomeno, in Italia ancora agli albori della ricerca

 

E poi c’è Roma.

“La città dei vivi” ci fa scendere nella notte di Roma, una città invivibile eppure traboccante di vita, presa d’assalto da topi e animali selvatici, stravolta dalla corruzione, dalle droghe, ma al tempo stesso capace di far sentire libero chi ci vive come nessun altro posto al mondo.
Una città, la capitale d’Italia (o Roma Capitale, come formalmente viene chiamata), che nel 2016 non ha una guida politica, ma ha 2 papi.

Il racconto di Roma fatto da Lagioia all’interno del libro è sublime, il titolo stesso parte e si contrappone al “mondo di mezzo”, il termine giornalistico con cui viene definito il rapporto e poi il processo di collusione tra funzionari della pubblica amministrazione romana e diverse società e aziende riconducibili a Massimo Carminati e Salvatore Buzzi.

Dell’omicidio Varani, ma soprattutto di Roma, del rapporto con la città, Nicola Lagioia scrive anche nella pubblicazione di gennaio 2021 del Passenger dedicato alla Capitale.
Passenger riesce a essere interessante per chi guarda Roma da lontano, da sempre affascinato dalle sue contraddizioni, e per chi a Roma ci vive.
Come sempre, Passenger  non è una guida turistica classica, ma un’esplorazione consapevole e concreta che analizza vari livelli tematici e di complessità, togliendo un po’ la patina del turista mordi e fuggi che fotografa i monumenti senza scavare o immergersi nella vita – fatta di pro e di contro – della città.
I Passenger sono una bellissima collana, un’operazione editoriale di altissimo livello. Solitamente raccontano uno stato, ma da qualche numero abbiamo pubblicazioni dedicate proprio alle città. A livello personalissimo, sono ancora più belle.

Nel numero dedicato a Roma, abbiamo un racconto della Capitale fatto principalmente dalle periferie. O meglio ancora, ci si concentra tantissimo sull’urbanistica, un concetto politico che tiene dentro il rapporto centro/periferie, qualità della vita, l’importanza del fiume e del collegamento con il mare, le scelte di espansione e sviluppo, la corruzione, la gentrificazione.
Da reportage a racconto poetico, da infografiche (anche ironiche) a mappe e playlist.
Qui convivono disuguaglianze, il grande mito della città eterna, il calciotto, passando per i Casamonica.
Oltre a Lagioia, scrivono Floriana Bulfon, Christian Raimo, Daniele Manusia, Francesco Pacifico, Letizia Muratori, Marco D’Eramo, Matteo Nucci, Francesco Piccolo, Leonardo Bianchi.

2 pezzi di Passenger Roma sono diventati performance.
Abbiamo così Emanuela Fanelli che legge la guida acustica alla città e Valerio Mastrandea che dà voce all’articolo sul calciotto.


Quello su Roma è un viaggio che ovviamente non ha una fine.
Nonostante il periodo, noi ci riscopriamo ogni giorno curiose e affascinate dalle mille possibilità di analisi e di rappresentazione di un tema.

Il consiglio non richiesto

  • Abbiamo ascoltato il consiglio di Nadia Terranova che alla fine di Passenger Roma suggerisce di guardare il doc “La bimba col pugno chiuso”. È davvero bellissimo, quindi noi ora lo consigliamo a voi. Lo trovate qui 
  • H501 Roma, progetto di illustrazioni su Roma, un edificio alla volta.
  • Sempre sull’architettura Panteon Magazine