7 libri che parlano di maternità.

Ultimamente abbiamo letto alcuni libri che trattano, in modi molto diversi, il tema della maternità. Ciò che li accomuna è il fatto di parlarne in modo non edulcorato, provando a raccontare i sentimenti negativi e le difficoltà che questa esperienza (o mancata esperienza) può portare con sé.

Questa lista, senza la pretesa di essere esaustiva, raccoglie spunti di riflessione che contribuiscono a mettere in luce la complessità di un tema che merita di essere descritto cercando di andare oltre gli stereotipi.

La parola “madre” implica molte variabili e coinvolge sensibilità che possono trovarsi agli antipodi. L’amore incondizionato, aspetto certamente preponderante nella maggior parte dei rapporti madre-figlio, in realtà non è quasi mai l’unico sentimento in gioco: paura, senso di inadeguatezza, estraneità, sono tutte reazioni emotive che esistono e possono, in talune situazioni e in taluni momenti, assumere contorni anche molto problematici.

Merito di questi romanzi è evitare di nascondere sotto il tappeto questo tipo di sentimenti, affrontandoli invece in maniera diretta e senza tanti giri di parole.

Ecco i titoli

Il caos da cui veniamo

Mia madre Betty Lou Howard nacque il 12 febbraio 1954 in Arkansas da Alka Howard, una donna eloquente come un sogno, e Landon Howard, che era minatore, produttore di liquore clandestino e creatore di leggende. Una di dodici figli, mia madre crebbe ai piedi dei monti Appalachi nell’Ohio. Questo libro è un po’ danza, un po’ canto e un po’ raggio di luna. Ma soprattutto, sempre, e per sempre, è la storia dell’Indianina.” McDaniel prende ispirazione dalla storia della propria madre per scrivere questo romanzo di formazione sconvolgente e coraggioso che ha per protagonista Bitty Lazarus e la sua numerosa famiglia. Una delle relazioni centrali nella narrazione è quella tra Bitty e sua madre, donna fragilissima, devastata da un dolore insanabile che getta un’ombra sulla propria vita e si ripercuote su quella dei propri figli.

Boulder

Boulder è una donna forte e indipendente che lavora come cuoca su una nave. In un porto del Cile conosce Sansa, di cui si innamora e che decide di seguire in Islanda e rinunciare così alla sua vita in viaggio. Dopo qualche anno di convivenza Sansa esprime il forte desiderio di diventare madre. Dal canto suo Boulder non aveva mai pensato alla maternità, ma dopo iniziali resistenze cede al progetto della compagna. Il percorso intrapreso non è però felice: Boulder si sente inadatta, costantemente esclusa da un’esperienza che non sente sua e non riesce a condividere. 

Questo libro è una storia d’amore e disamore, di gelosia, di insofferenza, di vuoti che non si riempiono. È una storia di partenze e arrivi e ancora partenze. Di case calde e perfette in cui non ci si sente a casa. Di vite che potevano essere ideali invece sono trappole.

 

La figlia unica 

È un romanzo che racconta legami, amicizia e scelte radicali attraverso la storia di tre donne: Laura, Alina e Doris. Si riflette con grande naturalezza gli infiniti modi in cui una donna può essere madre, lottando contro tutti pur di portare a termine una gravidanza considerata impossibile, ma anche sulla volontà di non volere figli, ma soprattutto sul significato che assume il termine famiglia al giorno d’oggi e le mille possibili applicazioni nella vita di ciascuno di noi.

Sembrava bellezza

Una scrittrice di successo di quarantasette anni racconta la sua storia in un lungo flusso di coscienza in cui fatti, ricordi e percezioni si mescolano mettendoci molti dubbi sulla veridicità del resoconto. E’ un racconto in cui i sentimenti negativi escono dagli stereotipi e trovano ampio spazio nel monologo della scrittrice, che ha vissuto un’adolescenza ossessionata dall’invidia verso i corpi perfetti e le vite agiate delle amiche. Uno dei temi ricorrenti è quello della maternità e la continua ricerca di un canale di comunicazione con Anita, la figlia di 20 anni. Nonostante la protagonista riconosca a tratti di essere stata una madre fredda e proiettiva, non rinuncia al tentativo di costruire un rapporto con Anita che però la accusa di essere infantile e possessiva.

Seni e uova

È un lungo viaggio intimo di tre donne alle prese con la vita quotidiana, aspettative e difficoltà, le pressioni della società e la possibilità di scegliere il proprio futuro liberamente. Un seno nuovo sembra essere per Makiko l’unica soluzione alla felicità, celando l’angoscia per l’invecchiamento, i problemi economici, il fatto di crescere una figlia da sola e di lavorare “a vita” come hostess. Dieci anni dopo, la sorella Natsu è ossessionata dall’idea di invecchiare da sola e inizia il percorso per diventare madre, in una clinica specializzata,  scontrandosi con i pregiudizi della società giapponese e i problemi legali e fisici legati alla fecondazione assistita.
L’autrice per Seni e uova ha vinto il premio Akutagawa,il più prestigioso premio letterario giapponese.

Abbiamo scritto di questo libro in uno dei nostri primi articoli, qui.

La sposa del mare

Juliet rilegge, chiusa nell’armadio di camera sua, il diario di bordo scritto da suo marito Michael nell’anno trascorso in barca a vela insieme a lei e ai loro due bambini. Il viaggio era stata un’idea di Michael, che ci vedeva una seconda occasione per la loro famiglia in disgregazione. Il libro è costruito sul dialogo tra Juliet, che ripercorre gli eventi a posteriori e Michael che racconta il presente in mezzo al mare, ottimista sul futuro. 

Amity Gaige riesce a dare una profondità notevole ai propri personaggi, in particolare a Juliet, spezzata tra l’amore verso la propria famiglia e l’insoddisfazione personale. Riesce anche – e questa è la vera forza di questa storia – a farli crescere in mezzo al dolore e a illuminare la strada verso il coraggio e la consapevolezza di sé. 

Il valore affettivo 

Bianca è solo una bambina quando sua sorella muore. Da allora ogni passo è scandito da quel lutto, ogni azione di Bianca adulta è scandita dal tentativo di redenzione. Nel romanzo, oltre a indagare il legame viscerale che lega Bianca alla sorella, ci sono molte parti dedicate al rapporto della madre con la figlia che resta, fatto improvvisamente di vuoti, di silenzi fino all’assistenza e la cura una volta diventata anziana. Ma c’è anche il tentativo di Bianca di rimanere incinta nella speranza di poter rincontrare qualche tratto della sorella.
Questo il libro di esordio di Nicoletta Verna e ha ricevuto la Menzione Speciale della Giuria Premio Calvino 2020. Qui ne parla l’autrice